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Questo progetto nasce dalla mano dei giovani della Diocesi di Arezzo - Cortona - Sansepolcro che hanno sentito l’esigenza di metterlo per iscritto a partire da quello che hanno vissuto in questi ultimi anni. E’ innanzitutto uno strumento che raccoglie le cadute, le riprese, le speranze di tanti giovani che nella Chiesa cercano di vivere quel poco che hanno capito di Cristo e del Vangelo; non ha la pretesa di essere la soluzione alle innumerevoli domande che un educatore si pone ogni giorno in un mondo continuamente in evoluzione, ma offre spunti di riflessione, di aiuto concreto per l’animazione e il sostegno alle parrocchie, ai giovani e alle comunità.
L’impegno è stato notevole. Fogli di appunti, letture, riletture, correzioni in corso d’opera, preghiere e tanta tanta esperienza sono state alla base della stesura di queste pagine.
Abbiamo scritto convinti che al termine della costruzione di ogni progetto, c’è la necessità di riniziare a scriverne un altro, perchè il mondo cambia con noi, cambia il nostro cuore, le nostre attese, il nostro impegno.
E’ questo un lavoro di lettura del territorio e delle parrocchie che è iniziato nel 2006 ma che ha la sua origine nel lontano 1993, anno in cui Giovanni Paolo II desiderò, durante la visita alla nostra Diocesi, un incontro con i “suoi” giovani.
La nostra Chiesa già allora stava vivendo una nuova primavera e questo tempo ci viene dato ancora oggi; a noi l’impegno di custodirlo e di farlo germogliare nei fiori più belli, nel far nascere i frutti più buoni, nel coltivare e dar vita a una comunità di giovani che sappia guardare a Gesù come l’unica salvezza.
Queste pagine sono dirette a tutti gli operatori pastorali delle parrocchie, dei movimenti, delle associazioni, per capire “chi è” e “cosa fa” o meglio “dove è impegnata” la Pastorale Giovanile nel territorio e nella Chiesa.
Ci serviranno anche per ripartire nella scrittura di un nuovo progetto dove avremmo più chiaro “chi siamo” e “a quale vocazione siamo chiamati”.

 

PREMESSA
 
1) Breve analisi del territorio
Chi sono i giovani
Chi sono gli educatori
 
2) L’annuncio del Kerigma
La testimonianza
La ragionevolezza della fede
La libertà e la bellezza
Il “devi o non devi”
 
3) I protagonisti della pastorale giovanile
I giovani
La direzione
I responsabili di zona
Il direttivo
L’equipe
 
4) Finalità e Obiettivi primari della Pastorale Giovanile Diocesana
Premura pastorale per i giovani che non frequentano la comunità cristiana
Premura pastorale per i giovani che vivono in maniera marginale l’appartenenza alla chiesa
Premura pastorale per i giovani animatori nelle parrocchie
 
5) Condizioni di fondo per la realizzazione degli obiettivi
 
6) Iniziative concrete anni 2006-2010
Pellegrinaggio dei giovani attraverso la diocesi
Operazione Speranza
Giovani e Vocazione
Sostegno alle parrocchie
Spiritualità
Eventi internazionali
Vacanze Comunitarie
pastorale di strada, scuola, lavoro
 
7) Pastorale integrata

NOTE

________________________________________________

 

Premessa
 
Nell’elaborare le principali linee di programmazione della Pastorale Giovanile per gli anni 2006-2010 viene spontaneo soffermarci su alcune indicazioni che fotografino, anche se in maniera sintetica e parziale, la realtà giovanile attuale.
I principi fondamentali che stanno alla base di questa programmazione, trovano ispirazione dagli obiettivi di base della Pastorale Giovanile Nazionale (Nota 1).
 
Anche la nostra Diocesi rispecchia appieno la realtà della Chiesa italiana; si riscontra una difficoltà degli operatori pastorali e del clero nel “parlare” un linguaggio comprensibile alle giovani generazioni, in una globale secolarizzazione della società. Nei giovani, l’opinione personale, che spesso nasce da singole situazioni di fragilità e di opportunità, diventa punto assoluto di riferimento, e fa anche da collante per tutti quelli che si incontrano con le stesse idee o problematiche.
Il clero, per lo più avanti con gli anni, spesso con una formazione pre conciliare, fa fatica a costruire una relazione con i giovani, e non è facile il passaggio dalla “cura” di un popolo all’evangelizzazione di uomini e donne che ormai non conoscono più il Risorto, se non come fatto culturale.
 
Si nota marcatamente, nella diocesi, una disomogeneità di presenza giovanile. La zona più complessa e critica si incontra attualmente in città, dove le comunità con difficoltà riescono ad essere fermento di comunione e di aggregazione, come lo sono nei piccoli agglomerati urbani.
 
Si nota inoltre che per molti giovani la presenza in parrocchia, è legata ad eventi particolari che non assicurano una continuità d’impegno. È quindi difficile creare esperienze comunitarie e di aggregazione stabili, perché vengono a mancare alcune condizioni base di disponibilità e di continuità.
 
Questo rientra anche nell’ordine naturale delle cose; cambiano gli stati di vita, e cambia anche la maniera di vivere insieme. L’importante è capire se durante gli anni favorevoli all’aggregazione giovanile abbiamo fatto dello stare insieme, una terra buona.

 

1 - Breve analisi del territorio
 
Chi sono i giovani ?
E’una domanda a cui tutti rispondono, ma ogni risposta non è esaustiva in una definizione univoca.
I giovani sono innanzitutto i nostri compagni di viaggio, coloro che incontriamo ogni giorno nell’autobus, al supermercato, nel posto di lavoro, nei luoghi di divertimento; sono quelli che condividono con noi le attese e le speranze di questo nostro tempo.
Se vogliamo, potremmo trovare una risposta più precisa dal punto di vista statistico o sociale, in termini di quantità e di classificazioni.
 
L’Istituto IARD (Nota 2) individua per il raggiungimento dell’età adulta, 5 tappe che accompagnano il percorso giovanile fino al raggiungimento dell’età adulta e cioè:
⇒ l’uscita dal ciclo formativo,
⇒ l’entrata in modo stabile nel mondo del lavoro
⇒ il raggiungimento della piena autonomia economica ed
abitativa,
⇒ la scelta e realizzazione della famiglia, della consacrazione sacerdotale o religiosa,
⇒ l’assunzione di un ruolo genitoriale.
 
Dobbiamo attendere fino ai 35 anni per veder raggiunte in modo significativo tutte queste tappe da un numero considerevole di giovani. Questo fenomeno nel territorio aretino è fortemente marcato. Di conseguenza, possiamo pensare di distinguere i giovani in relazione alla loro attività, al loro permanere nella famiglia di origine. anche se la giovinezza sfugge sempre di più ad una sistematizzazione e ad una classificazione. La giovinezza è il presente e il futuro; e l’età matura conserva a lungo tratti di gioventù.
 
Al di la di una classificazione sociologica, risultano però chiare alcune caratteristiche proprie del mondo giovanile attuale, che riguardano anche i giovani della nostra diocesi. La prima connotazione del mondo giovanile attuale è l’individualismo. La vita di ogni persona diventa una questione puramente personale, in nessun modo oggettivamente socializzabile. I problemi sociali si riducono spesso a personali
L’accesso all’informazione è sempre più individuale, i lavori precari rendono difficile anche la crescita di una coscienza comune, per cui di fronte ai problemi non si crea un collettivo, ognuno cerca soluzioni su base individuale.
 
Inoltre il mondo giovanile è fortemente orientato all’”oggi” e la progettualità è sempre di più a breve termine; i legami affettivi vivono fortemente il momento che rassicura solo per il presente.
L’impegno “per sempre” non solo spaventa, ma spesso diventa inaccettabile. Tutto è ricondotto all’esperienza che cambia con il mutare degli interessi personali, dettati dalla soddisfazione momentanea del singolo o del gruppo. E per gruppo, non si intende più ormai un insieme di persone che seguono un ideale dettato da regole o valori comuni, ma compagni che perseguono le stesse attitudini e desideri, quindi uguali che si uniscono e non diversi che seguono un medesimo orientamento.
I giovani li troviamo “eticamente neutri”, ogni giovane tende a produrre autonomamente dei codici propri.
 
Con questa concezione il giovane non cerca più un indicatore di direzione, quanto piuttosto cerca compagni che hanno gli stessi gusti e le stesse tendenze.
Questo fenomeno, che può essere interpretato in sé come pericoloso e deleterio, da un punto di vista pastorale, può essere letto anche in chiave positiva.
 
Le generazioni precedenti possedevano regole comuni e valori condivisi, ma è risultato successivamente evidente, che quel tipo di struttura, in realtà, limitava l’incontro personale con il Cristo e con Il Vangelo. Se apparentemente “tutti” seguivano le regole comuni, in realtà pochi ne facevano esperienza, andando facilmente alla deriva appena gli argini del controllo sociale venivano a mancare.
 
Il momento attuale risulta essere positivo proprio perché il terreno può essere considerato fertile. Se un giovane, attraverso la testimonianza sincera, e senza riserve degli educatori fa esperienza viva del Risorto, questo incontro può cambiare il corso personale della sua storia, nell’abbraccio con il suo Signore che libera dalla fragilità, dona la
gioia profonda e dà senso al pellegrinare quotidiano nella ricerca anche se inespressa, del perché di tutte le cose.
A partire da questa esperienza resta da costruire la dimensione comunitaria, che è essenziale per la vita di fede.
 
Chi sono gli educatori?
L’educatore di pastorale giovanile non ha da conquistare nessuno, né per riempire le chiese, né per realizzare il proprio progetto pur bello che sia.
L’educatore di pastorale giovanile in realtà è una persona che non può trattenere dentro di sé quel fuoco che, come per Geremia, lo spinge a parlare di Dio a testimoniare tutto quello che il Signore ha fatto di bello per lui.
 
A volte pero si incontrano educatori impauriti e quindi arresi di fronte al mondo giovanile, oppure un po’ sfrontati e agguerriti che si mettono al pari dei ragazzi con il loro linguaggio e il loro modo di fare.
La Chiesa dovrebbe avere una sollecitudine particolare per gli educatori, ai quali troppo spesso non è che richiesto semplicemente un servizio, mentre sono necessari momenti comunitari dove ritrovare la forza dell’amore del Signore.
 
E’ necessario quindi per gli educatori non solo trasmettere nozioni o insegnare comportamenti ma, attraverso la loro vita vissuta, sappiano aprire le strade dell’incontro con il Signore che, continua ad amare ogni giovane.
Educare alla fede, non è mai “voler bene” ai propri ragazzi, come può fare un ottimo professore per i propri alunni; ma, nella verità ricevuta dalla Chiesa, educare è mostrare il Risorto e tutto quello che di bello Lui ha fatto per noi.
Sarà così possibile costruire insieme percorsi di verità, senza giudizi, e senza compromessi.

 

2 - L’annuncio del Kerigma

La testimonianza
Vogliamo far nostre le parole di Benedetto XVI; è necessario e centrale, quando si tratta di educare alla fede, la figura del testimone e il ruolo della sua testimonianza. Il testimone di Cristo non trasmette semplicemente informazioni, ma è coinvolto personalmente con la verità che propone e, attraverso la coerenza della propria vita, diventa attendibile e punto di riferimento (Nota 3)
 
I giovani, in questo inizio di millennio, sono nati e cresciuti, in una società individualista ne hanno assorbito l’essenza, non hanno mai avuti modelli con valenza universale e regole comuni: ma tutto come già è stato accennato, è ridotto alla sfera personale privata. La testimonianza diventa quindi l’unica strada!
 
I giovani tuttavia sono sensibilissimi al minimo segnale di incoerenza e di falsità. Ai testimoni del Risorto, coloro che dicono di averlo incontrato; ai vescovi, sacerdoti, religiosi e religiose, educatori, laici cristiani, è richiesta come sappiamo, la seguente responsabilità: il disporsi ogni giorno a mettersi in gioco in una conversione personale e pastorale.
Chiunque ha messo mano all’aratro della fede, ha verso i giovani l’esigenza di non guardare mai indietro. E quindi la pastorale giovanile non è delegabile a nessuno; ne è l’autore l’intero popolo di Dio.
 
La maturità umana e cristiana degli operatori di pastorale è la chiave di volta del processo di educazione e trasmissione della fede. Per questo, come suggerisce il Papa, sono essenziali la luce e la grazia che vengono da Dio. Decisiva è quindi la preghiera e l’amicizia personale con Gesù (Nota 4).
   
La ragionevolezza della fede
Benedetto XVI ci ricorda, inoltre e ne facciamo tesoro in queste brevi linee di pastorale, il principio della ragionevolezza della fede. Oggi purtroppo prevale la dimensione affettiva e sensoriale nei giovani a scapito della ragione. Il pontefice afferma che in una ricerca condotta con sincerità e rigore, si delinea in maniera chiara e convincente la ragionevolezza della fede in Dio (Nota 5). E’ necessario recuperare un’idea sana di “ragione”: non quella che esclude la fede dal proprio orizzonte, ma una ragione che includa “un interrogativo che la trascende”.
 
“La fede è il cammino che è fatto guardando, guardando chi è più avanti; è il cammino dello sguardo, non l’esito di una dialettica, o di una filosofia . Il Cristianesimo non è un insieme di cose da fare, delle leggi da rispettare, ma una Presenza di cui stupirsi, una Presenza da riconoscere, una Presenza con cui parlare (Nota 6)

La libertà e la bellezza
La pastorale giovanile è essenzialmente una pastorale vocazionale; si vive in un percorso di accompagnamento all’ascolto del Signore. Un ascolto attivo che aiuta i giovani a fare scelte mature e responsabili senza rimandarle a più tardi. Il matrimonio come la vita consacrata o il sacerdozio, impegnano per tutta la vita. L’educatore di pastorale giovanile, nell’ascoltare il giovane lo accompagna a scelte definitive e stabili. Scelte a volte contrarie alla mentalità di questo tempo, dove il “per sempre” viene considerato una limitazione alla libertà e una mortificazione delle possibili potenzialità di ognuno. La pastorale giovanile è chiamata a mostrare la bellezza e la gioia del Vangelo, la bellezza e la gioia di conoscere il Cristo.
 
L’attenzione alla bellezza in tutto ciò che la pastorale giovanile propone è importante (preghiere, giochi, attività ecc.); l’uomo non e fatto di solo intelletto, ma anche di sensi, essendo pienamente immerso nelle realtà terrestri. L’attenzione quindi a tutti i particolari nella realizzazione di tutte le attività, rende più accessibile l’incontro con il mistero di Dio. Possiamo fare nostro il pensiero di Dostoevskij, così come più volte lo ha fatto il papa Giovanni Paolo II "La bellezza salverà il mondo”.
 
Il “devi o non devi”
Uno degli scopi essenziali dell’attività di pastorale giovanile è il mostrare come il cristianesimo sia lontano anni luce da un moralismo spicciolo. Il Cristo ha aperto all’uomo un orizzonte affascinante per cui vale la pena impegnarsi, scommettere tutta la vita su di lui. E’ quindi necessario svelare ai giovani il volto luminoso del Risorto, che ci introduce in una avventura senza fine, affascinante e bella.
 
Il percorso intrapreso cerca di superare le difficili strade dei precetti e dei divieti, costruendo un rapporto di fiducia, nella chiarezza della proposta. Se poi sono i giovani stessi che annunciano la speranza cristiana alle nuove generazioni il percorso si semplifica, il “precetto” diventa proposta affascinante. La scelta di percorrere quella strada è dunque riconducibile alla libertà perché si è catturati dall’amore di Dio, piuttosto che sottostare a regole che sanno più di comportamento che di amore.

 

3 - I protagonisti della pastorale giovanile
I giovani
I protagonisti principali, sono i giovani. Come sempre sottolineiamo, non si tratta di una pastorale sui giovani, ma una pastorale dei giovani. Ogni volta che essi sono i testimoni del loro incontro con il Risorto, sono capaci di spingersi molto avanti e vivere a volte l’inatteso.
 
La direzione
E’ composta dal direttore e da una stretta cerchia di collaboratori, per armonizzare l’intero percorso, aiutando i giovani a canalizzare le energie in direzioni che risultano prioritarie per la Chiesa.
 
I responsabili di zona
Uno per ogni vallata ( Casentino, Valtiberina, Cortona e Valdichiana, Valdarno e Arezzo), sono chiamati nel loro territorio a fare unità, a leggere insieme con i loro compagni le esigenze, le criticità e i segni di speranza dei loro coetanei. Rappresentano ufficialmente la pastorale giovanile diocesana, (hanno ricevuto mandato in cattedrale dal vescovo), e dialogano con i sacerdoti nel promuovere e concertare insieme le attività di pastorale giovanile.
 
Il direttivo
Il direttivo è formato da giovani, che sono espressione di tutta la diocesi e da vari responsabili di movimenti ecclesiali. Nel direttivo sono presenti inoltre vari uffici diocesani e rappresentanti di comunità religiose, che a vario titolo si occupano di giovani.
 
L’equipe
Diverse equipe si formano di volta in volta, chiamate a risolvere differenti problemi. L’equipe è formata da tutti coloro che si occupano di giovani in relazione a particolari argomenti (sport, cultura, musica media, ecc.) e che invitati e sollecitati dalla pastorale giovanile sono interessati a condividere la loro progettualità, in relazione alle singole esigenze. L’equipe può essere stabile nel tempo o esaurirsi con il progetto per cui è nata.

 

4 - Finalità e obiettivi della pastorale giovanile diocesana
 
finalità
In linea con il Servizio Nazionale riportiamo di seguito alcuni punti per attuare le finalità già presentate nella premessa (Nota 7) di Pastorale Giovanile diocesana per attuare le sue finalità:
• accoglie, studia, elabora e propone le linee generali dell'educazione alla fede, attendendo alle richieste e ai suggerimenti provenienti dalla diocesi
• favorisce e sostiene forme di coordinamento regionale nell'ambito della pastorale giovanile;
• sviluppa collaborazioni con persone qualificate in pastorale e rappresentative della Chiesa in Italia.
 
Obiettivi
La pastorale giovanile della diocesi di Arezzo-Cortona-Sansepolcro, in linea con le principali indicazioni della pastorale giovanile italiana, persegue i seguenti obiettivi:
 
1. Premura pastorale (Nota 8) per i giovani che non frequentano la comunità cristiana in nessuna espressione. Questi giovani che dalle statistiche sono la stragrande maggioranza (85%-90% dei giovani italiani e presumibilmente anche della nostra diocesi), sono gli uomini e le donne di domani. Per la pastorale giovanile questa è una delle sfide principali.
2. Premura pastorale per i giovani che all’interno delle nostre parrocchie vivono in maniera marginale l’appartenenza alla Chiesa. Costoro, raggiunti dal messaggio del Cristo, hanno bisogno di stimoli concreti, che devono nascere principalmente all’interno delle comunità parrocchiali, per poter approfondire il loro rapporto con il Risorto .
Preso atto che, in non pochi casi, le comunità parrocchiali, non hanno la forza di offrire spazi di testimonianza e di organizzazione concreta per i giovani, la pastorale giovanile diocesana, pur non sostituendosi alle singole comunità parrocchiali, cerca di offrire, in alcuni momenti, tali spazi, rivolti a coloro che comunque cercano il volto del Signore.
3. Premura pastorale per i giovani animatori nelle parrocchie. Sono giovani che attivamente si impegnano al seguito di Cristo e del Vangelo; per essi la pastorale giovanile cerca di offrire spazi di conferma della loro fede e di sostegno, sia spirituale sia organizzativo nelle loro attività ordinarie.
Per essi la pastorale giovanile diocesana offre strumenti e eventi che possano aiutare nella crescita personale e comunitaria attraverso esperienze formative e spirituali.
Le iniziative rivolte ai giovani attivamente impegnati nella chiesa è aperto a tutti, anche se un certo discernimento permette di evitare che alcuni percorsi impegnativi possano soffocare giovani meno preparati. Lo splendore della comunione con il Risorto che, come ha scritto il Papa Giovanni Paolo II nella sua prima enciclica Redemptor hominis, è offerto a tutti senza eccezioni: “Cristo è in qualche modo unito, anche quando quell'uomo non è di ciò consapevole (Nota 9)

 

5 - Condizioni di fondo per la realizzazione degli obiettivi
 
Nella realizzazione degli obiettivi della pastorale giovanile, vengono richieste alcune condizioni fondamentali:
Educare i giovani affidatici dalla sapienza di Dio, mostrando in semplicità, che tutto ciò che ci muove è l’amore per il Cristo e per il Vangelo.
Amare le loro vite senza giudizi, ma anche senza compromessi, testimoniando con la vita le verità che professiamo.
Formare i responsabili e i giovani a vari livelli con percorsi differenziati, secondo le attitudini e le capacità di ognuno, in tempi diversi e in attività comuni. La formazione è essenziale, aiuta a fortificare il cammino nel “rendere ragione della speranza che è in noi” .
Curare la spiritualità e preghiera attraverso le celebrazioni diocesane, i ritiri alla Verna, i momenti di preghiera e riflessione itineranti per tutta la Diocesi.
Promuovere esperienze concrete di condivisione nelle missioni diocesane e all’estero.

 

6-Iniziative concrete anni 2006-2010
 
La pastorale giovanile diocesana, ispirata dalle indicazioni nazionali Agora dei Giovani sta sviluppando un particolare percorso con l’intenzione di avvicinare i giovani nei loro luoghi di vita e di impegno spingendosi fino agli angoli più remoti della diocesi. Questo movimento verso i giovani nei loro luoghi di aggregazione, vuol essere uno stimolo per dialogare con loro superando anche i confini della parrocchia per realizzare progetti e attività che coinvolgano diverse realtà giovanile.
 
A - Pellegrinaggio dei giovani
Per realizzare parte del programma sopra esposto è stato pensato un percorso attraverso la diocesi; si tratta di un pellegrinaggio verso i giovani e con i giovani, sviluppato in tre anni, per ripercorrere gli eventi principali della storia della salvezza:
1° anno:
L’offerta del Figlio di Dio sulla croce: “Quando sarò innalzato attirerò tutti a me”. Pellegrinaggio del crocifisso del Cimabue nelle parrocchie della diocesi, all’incontro con i giovani (2006/07) (Nota 10)
2° anno:
La resurrezione: “Lampada per i miei passi è la tua Parola luce sul mio cammino”. Pellegrinaggio della lampada simboleggiante la luce del risorto, nelle zone pastorali della diocesi. I giovani delle singole parrocchie sono chiamati a raggiungere questo segno, creando loro stessi un movimento interiore verso la luce (2007/08)
3° anno:
La pentecoste: “Voi siete la luce del mondo,” una luce nella notte. Testimonianza del Risorto da parte dei giovani ai giovani, nella forza e nel coraggio dello Spirito. In quest’anno si lavorerà in collaborazione con le zone pastorali, dove si accenderanno le luci per illuminare la notte dei giovani (2008/09)
Questo pellegrinaggio si propone di perseguire gli obiettivi fondamentali della pastorale giovanile seguendo le modalità sotto indicate.
 
1) Preghiera:
Nei tre anni del pellegrinaggio diocesi vengono realizzati regolari momenti di preghiera e di incontro con il Signore preparati direttamente dai giovani, a cui è invitato tutto il popolo di Dio.
 
2) Formazione:
Sono attivati diversi percorsi di formazione che si differenziano in ognuno dei tre anni;
⇒ Il primo anno, è legato al tema del sacrificio della croce e all’impegno; viene posto l’accento sulla bio-etica e sul concepimento responsabile alla luce del magistero della Chiesa.
⇒ Il secondo anno, è in linea con il tema della giornata mondiale della gioventù a Sydney; viene posto l’accento sulla presenza dello Spirito Santo nella Chiesa e nel mondo.
⇒ Il terzo anno, ha come tema la testimonianza e la dimensione culturale e sociale dell’evangelizzazione nel percorso “Agora dei Giovani”, viene proposto un cammino formativo attraverso le lettere di san Paolo.
 
3) Fraternità:
Attraverso momenti di gioia e di festa viene realizzata una educazione al divertimento sano e gioioso, senza dover ricorrere a falsificazioni della realtà e ad eccessi come droga violenza e sesso.

4)Comunione:
Nelle celebrazioni comunitarie e nei momenti di condivisione si arricchisce il cammino di fede: attraverso la reciproca testimonianza.
 
B - Operazione speranza
L’operazione speranza nata ormai alcuni anni fa, cerca di educare i giovani alla carità attraverso stage nei paesi più poveri del mondo, raggiungendo i loro coetanei che vivono situazioni di difficoltà.

Sono stati avviati due percorsi missionari:
 
• In Albania presso il centro giovanile di Uznove per condividere le esperienze di lavoro e di studio con i giovani albanesi.
•  In Brasile presso il Monastero della Speranza nelle favelas brasiliane dove si è già svolto un incontro intercontinentale di giovani della Diocesi.
Questi due percorsi sono continuamente attivi e pronti ad accogliere i giovani.
 
C - Giovani e Vocazione
Nella pastorale giovanile il tema della vocazione è presente a tutto campo, dalle famiglie alla vita sacerdotale e religiosa. La presenza delle giovani famiglie, dei sacerdoti e dei religiosi/e nella pastorale giovanile è una testimonianza di continuità e di forza, pur nell’evolversi delle esperienze e degli impegni di vita.
 
La Pastorale Giovanile ritiene necessario e importante una diretta collaborazione con la pastorale vocazionale, sia nella realizzazione delle attività ordinarie, sia nell’orientamento dei giovani nel cammino della vita.
 
D - Sostegno alle parrocchie
Si tratta di attività che in qualche modo suppliscono alla mancanza di una pastorale giovanile parrocchiale. Sono interventi semplici e rivolti ad un numero limitato di giovani, che tengono viva l’attenzione educativa, estremamente difficile da suscitare oggi.
Si tratta di: Mini ritiri (incontri e preghiere), HOMO viator (Nota 11) Ecc.
 
E - Spiritualità
Come già accennato nell’esposizione delle linee introduttive, il servizio di pastorale giovanile attraverso momenti particolari per tutto il corso dell’anno, anima eventi importanti quali:
• Giornata mondiale della gioventù diocesana con il vescovo
• Ritiro di Natale
• Ritiro di Pasqua
• Pellegrinaggio alla Madonna del Conforto
• Veglia di preghiera per le Vocazioni
 
F -Eventi Internazionali
Fin dal suo inizio la pastorale giovanile intende rispondere in maniera attiva al richiamo della Chiesa universale per una rievangelizzazione del nostro continente e del mondo intero, attraverso la partecipazione alle Giornate Mondiali della Gioventù, o ad altri eventi simili. Questi momenti sono importanti per tutta la nostra Chiesa locale; da queste esperienze sono nate molteplici iniziative nel nostro territorio, si sono formate nuove realtà giovanili e altre si sono rinforzate.
 
G –Vacanza comunitarie
L’esperienza di vacanze comuni, è importante nell’educazione dei giovani. Si tratta di aiutarli a vivere un divertimento sano e a condividere i momenti di riposo non slegati dalla vita di fede e dall’impegno cristiano.
Oggi si assiste spesso ad una dualità nelle persone: in chiesa e fuori dalla Chiesa, nei momenti spirituali e in occasione delle vacanze, con un conseguente disorientamento.
La realizzazione di spazi educativi di riposo e di vacanza aiuta i giovani a comprendere, come il divertimento e la gioia dello stare insieme, sono parte integrante del messaggio cristiano. In quanto; sono momenti in cui i giovani stessi si autogestiscono nel loro tempo e nelle scelte, aiutandosi l’un l’altro a mantenere un clima sano e gioioso.
 
H - Pastorale di strada, scuola e lavoro
Questi ambiti di intervento, apparentemente di “frontiera” sono i luoghi primari di una evangelizzazione rivolta ai giovani; sono luoghi dove è possibile incontrare la maggioranza delle nuove generazioni e dove l’annuncio del Cristo può risuonare con maggior forza.
La pastorale giovanile inoltre sta studiando, forme di convivenza con ragazzi delle scuole superiori in collaborazione con l’ufficio scuola.
Anche negli altri due ambiti di intervento, strada e lavoro, sono allo studio progetti, che però devono essere calibrati in maniera più esatta in relazione al nostro particolare territorio

 

7- Pastorale integrata
 
Siamo convinti che oggi più che mai, sia necessaria una pastorale integrata per rispondere alle sfide della Chiesa nel mondo, in modo da
assumerne in maniera collegiale il carico (Nota 12).
 
La pastorale giovanile intende, realizzare un intervento di rete attraverso le collaborazioni così schematizzate:
 
• Collaborare nel rispetto del loro specifico con i movimenti e associazioni
• Coordinare le parrocchie nelle zone pastorali
• Interagire con gli uffici diocesani:
⇒ Ufficio liturgico per le grandi celebrazioni comuni
⇒ Ufficio vocazionale con la veglia per le vocazioni, i mini ritiri, ecc.
⇒ Ufficio scuola con il progetto “convivendo”.
⇒  Ufficio Pastorale del Lavoro per una formazione sempre più mirata attraverso la dottrina sociale della chiesa
⇒ Ufficio Catechistico per un più approfondito studio del territorio e delle parrocchie in vista di una pastoraledelle nuove generazioni
⇒ Ufficio Comunicazioni Sociali per una testimonianza sempre più visibile dei valori cristiani .
⇒ Ufficio Missionario e ufficio CARITAS e per una sensibilizzazione alla carità, al servizio e al volontariato
⇒ Ufficio Famiglia perché ci sia un collegamento fra ciò che siamo e ciò che costruiamo, la famiglia di domani

NOTE

1 Il Servizio Nazionale per la pastorale giovanile, istituito dal Consiglio Episcopale Permanente della C.E.I. nella sessione del 22 -25 marzo 1993, ha le seguenti finalità:
• offrire la collaborazione alle diocesi per la formulazione di un progetto educativo in ordine alla formazione cristiana dei giovani;
• stimolare un confronto col mondo giovanile in continuo cambiamento, promuovendo allo scopo ricerche e studi sulla sua condizione nel territorio;
• sviluppare una particolare attenzione alla celebrazione della Giornata Mondiale della Gioventù curandone l'opportuna preparazione catechetica e spirituale nonché gli aspetti organizzativi.
www.chiesacattolica.it/giovani
 
2 l’istituto IARD si occupa di ricerche politiche e socio economiche e pubblica ogni quattro anni il “Rapporto Giovani”; l’ultimo rapporto a cui si riferiscono i dati da noi considerati è del 2007

3 Benedetto XVI, Convegno ecclesiale della Diocesi di Roma, 2007
 
4 Benedetto XVI, Convegno ecclesiale della Diocesi di Roma, 2007
 
5 Benedetto XVI, convegno ecclesiale della Diocesi di Roma, 2006
 
6 Stefano Alberto, Docente di Introduzione alla Teologia presso l’Università Cattolica di Milano relazione su “Si può veramente vivere così”di don Giussani
 
7 www.chiesacattolica.it/giovani
8 Per premura pastorale si intende:
· Accoglienza del giovane così come è e non come dovrebbe essere.
· Trasmissione dell’annuncio della resurrezione e della fede.
· Conferma dei valori principali della vita cristiana, sacramenti ecc.
· Sostegno nelle difficili prove della vita.
· Accoglienza e sostegno di ogni vocazione ; Sacerdotale, matrimoniale, religiosa, con particolare attenzione alla vocazione sacerdotale e religiosa.
 
9 GIOVANNI PAOLO II, Redemptor hominis, 1979
 
10 Sito del Pellegrinaggio del Crocifisso – www.arezzogiovani.it/crocifisso
11 Sito ufficiale – www.homoviatorarezzo.it
12 www.chiesacattolica.it/giovani
“...Il Servizio Nazionale per la pastorale giovanile lavora in stretto rapporto con gli altri uffici della C.E.I. per tutti gli aspetti che interessano in modo specifico il mondo giovanile per assicurare un servizio educativo globale e coordinato…”

 

 

 
 
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