L’importante è il viaggio, non dove andrò.
[Max Pezzali, Torno subito]
Dove eravamo rimasti?
Poco più di trecentosessantacinque giorni fa – e vi garantisco che passano alla svelta… – ci siamo salutati fra cornamuse, castelli, eroi e kilt, ed è già tempo di voltare pagina.
Sapete, qualcuno una volta mi ha detto che il destino della specie umana è tutto qui: voltare pagina.
Potete crederci oppure no, ma, sfogliando i fotogrammi impressionati nei ricordi di una terra tanto affascinante quanto tortuosa come la Russia, ho fatto caso ad un particolare così curioso che a prima vista sarebbe probabilmente sfuggito a tutti: nell’angolo di una di quelle magnificenti chiese ortodosse, chino sulle proprie ginocchia, un ragazzino minuto stava raschiando via la cera che colava a terra da quelle miriadi di candele accese in nome di voti, promesse, speranze e preghiere.
Era un compito meticoloso, ma quel ragazzino non si dava per vinto: sapeva che il risultato lo avrebbe ripagato con una moneta ben più preziosa della fatica.
Anche a noi, in quei dieci giorni di grandi scoperte, è toccato non darci per vinti di fronte a quegli schemi mentali talmente lontani dalla nostra esperienza da domandarci se fossimo realmente stranieri in una terra straniera: eppure, la ricchezza umana e spirituale che ho potuto riportare a casa mia ha superato di diverse lunghezze persino gli scogli più insormontabili, e spero che anche nelle vostre valige ci sia rimasto un posticino per questo preziosissimo bagaglio.
È vero, i gambizzatori metropolitani gareggiavano con la burocrazia moscovita in quanto a miglior paradosso in circolazione, ma trovarsi di fronte ad un capolavoro dell’Ermitage, ad una delle sale di Caterina – l’unica lavandaia con licenza di governare –, ad un paesaggio crepuscolare della Neva o ad uno scorcio della Piazza Rossa è bastato per spazzare via ogni insicurezza.
E poi voi avete pensato a tutto il resto: la vostra presenza e la vostra personalità hanno reso unica un’esperienza che non deve rimanere soltanto un ricordo nostalgico, bensì ha tutte la carte in regola per diventare una promessa per il domani.
Ma c’è stata un’altra costante che ha reso i nostri giorni degni di essere vissuti, e quella è la nostra comune fede in Cristo, il fermo desiderio di percorrere nel Suo nome quelle strade tanto lontane dalle nostre, la volontà di comprendere la cultura ortodossa e la sicurezza di non essere mai soli…Come se la mano di quel ragazzino fosse accompagnata dalla guida paterna di un Dio che, proprio nelle difficoltà di ogni giorno, si fa Uomo per tutti noi.
Certe volte mi affaccio dalla terrazza di casa mia e vedo quel cielo notturno carico di ricordi, quasi che, se cominciasse a piovere, cadrebbero sui tetti gocce di nostalgia.
In fondo, l’essenza del viaggiare è fatta di nostalgia: Ulisse vagò per venti anni fino a ritrovare la sua petrosa Itaca, Dante si immerse per tre giorni nel mistero del Creato, Cristoforo Colombo si imbarcò credendo di buscare il levante per il ponente e andò dritto verso un nuovo mondo…
E a noi, allora, cosa spetta?
No, nessun rimpianto: solo bei ricordi e molto, molto altro ancora.
E quando ci ritroveremo agli antipodi del globo per la Giornata Mondiale della Gioventù, sarà come se non ci fossimo mai mossi di casa.
Perché, come diceva Seneca, non siamo fatti per un fazzoletto di terra, ma siamo cittadini del mondo.
E, credetemi, non è cosa da poco. |