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Una coppia di sposi della Parrocchia San martino di Riccione,
ci racconta della loro esperienza alla missione di Uznove in Albania.

Siamo sposati da 25 anni, scanditi da 25 campi lavoro con il Centro Missionario di riccione “D. Comboni” e il nostro sogno è sempre stato quello di andare in missione in Africa, ma per vari motivi non si è mai potuto realizzare.
Nell’agosto del 2005 decidiamo di “festeggiare” le nozze d’argento condividendo il nostro amore con i ragazzi del centro Shprèse di Uznove – Berat.
Shprése in lingua albanese significa speranza, quella che si vuole dare a questi giovani dai 5 ai 16 anni che nella stagione estiva o quando la scuola è chiusa sarebbero per la strada o al lavoro nei campi. Al centro hanno la possibilità di svolgere varie attività (laboratori teatrali, musicali, artistici, giochi, sport vari e compiti scolastici) seguiti da alcuni animatori e da un direttore. Trovano amicizia, comprensione, accoglienza, le porte sono sempre aperte in tutte le stagioni, senza guardare alla loro condizione sociale, religiosa o etnica.
Ora qualche genitore inizia ad avvicinarsi interessato alla vita della piccola comunità di giovani. Il centro si è arricchito negli ultimi mesi di una palestra, di un laboratorio pizzeria ed ora c’è in progetto la realizzazione di una piccola arena all’aperto.

Abbiamo deciso di trascorrere ancora le vacanze di Natale in Albania ed è stato molto bello ritrovare quei ragazzi che ci aspettavano desiderosi di avere un gesto affettuoso, un abbraccio da persone lontane che avevano mantenuto la promessa di ritornare a trovarli. Da questa estate hanno fatto tanti progressi: la realizzazione di uno spettacolo folkloristico (con le prove che comporta), hanno imparato a giocare insieme rispettando le regole del gruppo, a stare seduti a tavola composti e in silenzio, ad ascoltare gli altri e a parlare uno alla volta.
Alcuni animatori hanno iniziato, con non poche difficoltà, a seguire un gruppo di circa 10 ragazzi con problemi di handicapp che non essendo seguiti dai servizi sociali ne accettati nelle scuole pubbliche, rimarrebbero isolati e relegati nelle loro abitazioni. Al Centro ora stanno imparando a leggere, scrivere, svolgere attività manuali, giocare, ma soprattutto sentirsi utili ed amati. Una animatrice segue un gruppetto di ragazzi meno abbienti ed analfabeti offrendo a loro, oltre all’istruzione, un pasto al giorno.
A pochi passi da li c’è la “Piccola Famiglia dell’Assunta” composta da 3 suore di Montetauro e da Nicola (un ragazzo disabile italiano che accudiscono amorevolmente e che è diventata la mascotte di tutta Uznove). Le suore svolgono un prezioso lavoro di catechesi, di avvicinamento ai poveri nel pieno rispetto della loro religione e cultura; la loro chiesetta dedicata a San Pio costituisce un altro punto di riferimento per i ragazzi del quartiere.

Siamo rientrati in Italia ma il nostro impegno missionario non è terminato, cercheremo di raccogliere aiuti, vestiario, medicinali ma anche biciclette, palloni e libri per questi fratelli d’oltremare. Anche dall’Italia si può lavorare per loro aiutandoli a realizzare alcuni progetti che altrimenti rimarrebbero inevasi, come la ristrutturazione di alcune case fatiscenti, la conclusione dei lavori per il centro handicappati, l’alfabetizzazione, la cura di alcuni ragazzi con gravi ustioni su tutto il corpo, il progetto di aiuto sanitario e la realizzazione di laboratori per insegnare loro alcuni mestieri e renderli così autonomi economicamente.
Naturalmente ritorneremo in Albania e aspettiamo fiduciosi che altre persone vogliano condividere con noi questa meravigliosa esperienza.

 

Claudio Portioli ed Emanuela Morri